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Ultimo aggiornamento il 19/01/2020 alle ore 09:01

Attualità e Politica

15/01/2020 | 11:39

Slot e Vlt in Emilia-Romagna, Cgia di Mestre: a Bologna il 98% delle attività di gioco off-limits, situazione simile negli altri comuni

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Slot e Vlt in Emilia Romagna Cgia di Mestre: a Bologna

BOLOGNA - Per valutare gli effetti della normativa vigente, la Cgia ha analizzato la situazione nei principali Comuni della Regione, a partire dal capoluogo. A Bologna il 98% dei 358 esercizi pubblici che ospitano apparecchi è a meno di 500 metri dai 766 luoghi sensibili (scuole, impianti sportivi, luoghi di culto, strutture sanitarie, ecc.). Quindi, a termini di legge, circa 350 esercizi, tra bar, tabacchi e circoli privati, dovranno dismettere le slot alla scadenza dei contratti di concessione. Quanto alle sale dedicate, 46 su 50 sono fuori legge. Di queste, 17 hanno tentato la strada della delocalizzazione, cioè la riapertura in zone permesse.

Non dissimile la situazione negli altri comuni: a Forlì, il 69% delle sale dedicate ai giochi e l'85% degli esercizi pubblici che ospitano le slot sono al di sotto dei 500 metri di distanza dai luoghi sensibili. A Modena, potranno continuare ad operare soltanto 6 sale su 22. A Reggio Emilia, l'85% delle 27 sale dedicate al gioco è destinato a chiudere o a trasferirsi in altra zona, in forza di un numero imponente di luoghi sensibili, 748. A Rimini, secondo la ricerca Cgia, soltanto una decina di esercizi pubblici su 124 potranno mantenere gli apparecchi di gioco. Quanto alle sale dedicate, il 60% delle 36 attività attualmente operanti sarà costretto a chiudere o trasferirsi in una zona non proibita. Gioco in via di estinzione a Parma, dove il distanziometro imposto dalla legge regionale sul gioco impatta sul 94% delle attività che ospitano slot e Vlt. Soltanto 17 esercizi su 269 potranno continuare a tenere gli apparecchi accesi. A Piacenza, delle 17 sale presenti soltanto tre sono al di fuori del distanziometro. A Ravenna, infine, il 77% delle sale giochi è destinato alla chiusura o alla delocalizzazione. Capillare la presenza di luoghi sensibili nel Comune, ben 537, anche perché a quelli espressamente previsti dalla legge regionale, l'amministrazione comunale ha aggiunto cinema, teatri e siti Unesco.
Secondo la Cgia, «estendendo all’intera Regione le evidenze riscontrate nei principali comuni si può ipotizzare che la piena realizzazione del distanziometro determinerà una riduzione dell’80% degli esercizi generalisti e del 60% delle sale dedicate». 


MF/Agipro

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