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Attualità e Politica

19/07/2019 | 10:07

Gioco online, processo “Black Monkey”: dubbi dei giudici sulla testimonianza di Nicola Femia

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ROMA - Un impero del gioco d’azzardo gestito dalla ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, tentati sequestri, pestaggi, estorsioni, corruzione, intestazione fittizia di beni. Sono alcuni degli aspetti del processo “Black Monkey“, il cui secondo grado è iniziato poche settimane fa nel Tribunale di Bologna. Alla sbarra, ricorda "Il Fatto Quotidiano", la cosca che per l’accusa è guidata da Nicola Femia, condannato in primo grado a 26 anni e 10 mesi per associazione mafiosa. Femia, che deve scontare anche altre condanne, tra cui una di 23 anni per narcotraffico internazionale, aveva iniziato a collaborare con la giustizia poco prima della sentenza di primo grado
Sulla collaborazione di Femia, però, sembra che i giudici abbiano diversi dubbi: durante la testimonianza del boss, nell’udienza del 16 luglio, il presidente della corte d’Appello Luca Ghedini lo ha più volte interrotto affermando che non stava dicendo nulla di nuovo rispetto a quanto emerso nel processo di primo grado. Collegato in videoconferenza, Femia ha cercato di dipingersi come una vittima del sistema giudiziario.
L’operazione “Black Monkey” è partita nel 2013 e ha fatto luce sulle modalità di infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto imprenditoriale emiliano-romagnolo, in particolare nel gioco on line illegale, portando alla condanna di 23 imputati a complessivi 175 anni di pena, riconoscendo per 14 di loro la sussistenza del delitto associativo mafioso». RED/Agipro

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