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Ultimo aggiornamento il 17/07/2018 alle ore 09:40

Attualità e Politica

13/03/2018 | 16:01

Campione d'Italia, la mossa del Comune: più tempo al Casinò per ripianare il debito

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ROMA - «Se fallisce il Casinò, fallisce tutto il paese». Il sindaco di Campione d'Italia, Roberto Salmoiraghi, sintetizza senza mezzi termini le tensioni prodotte nell'exclave italiana dalla crisi della casa da gioco. Eppure è stato proprio lui, quando ancora era un consigliere di minoranza, a innescare il processo che nel gennaio scorso ha indotto la Procura di Como a presentare un'istanza di fallimento.

La vicenda ha preso avvio nel marzo 2016, quando Salmoiraghi, con il suo collega consigliere Alfio Balsamo (oggi vice sindaco), denunciò presunte inadempienze contrattuali da parte del casinò, per il mancato trasferimento al Comune a fine 2015 di 1,4 milioni di euro, così come previsto da una convenzione. Un'inezia, rispetto alla situazione debitoria oggi acclarata (circa 33 milioni), ma sufficiente a far muovere la procura lariana e avviare un iter approdato di fronte al collegio della sezione fallimentare del Tribunale civile di Como. Nel mirino del sostituto procuratore Pasquale Addesso, lo squilibrio tra entrate e uscite nei conti della società che gestisce il casinò, il passivo accumulato e l'incapacità di far fronte ai creditori. 

Alla prima udienza, ieri, sono emerse le posizioni delle parti. I vertici della casa da gioco, con l'amministratore unico Marco Ambrosini, hanno sollevato un dubbio sulla competenza del giudice ordinario, essendo il casinò di proprietà comunale. In subordine, è stata presentata richiesta di concordato preventivo: una soluzione che congelerebbe l'istanza di fallimento e che prefigura un accordo per la ristrutturazione del debito. Anche il Comune di Campione ha sollevato un'istanza, approvata in Giunta in tutta fretta proprio la sera prima dell'udienza. Vi si chiede di concedere alla società di gestione più tempo per il saldo del debito. La mossa, lungi dall'essere un “favore” alla controparte, risponde a una logica chiara: salvando il casinò si salva un'intera comunità, la cui economia è legata a doppio filo ai proventi della casa da gioco. Preso atto delle istanze, il giudice Alessandro Petronzi ha dato tempo alle parti fino al 19 marzo per presentare le proprie controdeduzioni, fissando la nuova udienza al 26 marzo. 

MF/Agipro

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