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Ultimo aggiornamento il 26/02/2020 alle ore 16:01

Attualità e Politica

28/01/2020 | 17:56

Caso Piemonte, il focus Cgia: in due anni via le slot dal 70% degli esercizi pubblici, a rischio 1600 posti di lavoro

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ROMA - La stretta imposta dalla legge piemontese antiludopatia abbatte gli incassi delle slot, riduce le entrate erariali e ha serie ricadute occupazionali. Nella regione, però, la raccolta complessiva non cala, anzi si registra un aumento del 3% annuo, a causa del forte incremento di altre tipologie di giochi. Queste le conclusioni di un focus realizzato dalla Cgia di Mestre sulla situazione del settore in Piemonte. Va ricordato che la legge regionale dal novembre 2017 ha vietato le slot negli esercizi pubblici situati a meno di 500 metri (300 metri nei comuni con meno di 5000 abitanti) dai luoghi sensibili quali scuole, luoghi di culto, ospedali, ecc. Dal maggio dell'anno scorso, sono state sottoposte al distanziometro anche le sale giochi e scommesse, a parte quelle con autorizzazioni decorrenti dal gennaio 2014, la cui scadenza è prevista nel maggio 2021. 

Tutto questo ha ridotto fortemente la presenza di Awp (denominazione tecnica delle slot) nella regione, già tagliate del 35% (come nel resto d'Italia) per effetto della “manovrina” approvata nel giugno 2017. In tutto, il calo delle slot in Piemonte nel periodo 2016-2018 arriva al 54%, percentuale nettamente più alta fra tutte le regioni italiane. Nello stesso periodo si registra un crollo del numero di esercizi “generalisti” (bar e tabacchi soprattutto) in cui sono presenti le Awp: dai 6300 del 2016 si passa a poco più di 1800 nel 2018: -70% contro una media nazionale del 26%. A rischio quindi la percentuale di dipendenti, la cui occupazione è garantita dal reddito degli apparecchi. Al riguardo, la Cgia definisce a rischio tra 1.250 e 1.600 posti di lavoro.

MF/Agipro

 

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