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Ultimo aggiornamento il 13/11/2018 alle ore 20:31

Attualità e Politica

29/08/2018 | 12:14

Giochi a Bolzano, Consiglio di Stato: "La norma sulle distanze minime può essere controproducente”

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consiglio di stato giochi bolzano

ROMA - Il "distanziometro" a Bolzano a provincia - la norma che dispone almeno 300 metri di distanza tra le sale gioco e i luoghi sensibili come scuole e chiese - potrebbe portare, nel lungo periodo, a effetti opposti rispetto a quelli auspicati dalla legge provinciale che ha introdotto le distanze minime. È quanto si legge nella relazione del consulente tecnico d'ufficio nominato dal Consiglio di Stato, Cesare Pozzi, docente di Economia dell’impresa presso l’Università LUISS di Roma. Nella perizia depositata a Palazzo Spada - disposta lo scorso anno dai giudici per decidere sui ricorsi presentati dalle società di giochi, e che Agipronews ha potuto visionare - si evidenzia come la riduzione degli spazi disponibili per le sale porterebbe a una «modifica della struttura dell'offerta» molto rischiosa, paradossalmente, proprio per i giocatori problematici e patologici.
La distanza minima di 300 metri non determina di per sé un "effetto espulsivo" di tutte le attività di gioco, così come temuto dalle società appellanti, visto che per ogni comune analizzato sono presenti aree disponibili sufficienti a collocare le sale gioco. Tuttavia, si legge, è necessario tenere conto della possibile contrazione di mercato dovuta allo spostamento delle aree accessibili, considerato che non tutte tali aree «saranno disponibili per limiti tecnici ed economici». La diversa collocazione spaziale avrebbe effetti rilevanti in particolare a Bolzano, il Comune più grande della provincia e l'unico all'interno del quale le sale gioco sarebbe costrette a spostamenti di 2/3 chilometri. Una distanza che, a parità di tipologia e varietà di servizi offerti dagli esercizi, non comporterebbe nel breve periodo un rischio economico rilevante per i gestori delle sale, ma a lungo andare causerebbe un robusto calo di affluenza soprattutto tra i “giocatori sociali”, ovvero i consumatori caratterizzati dall'assenza o da un basso rischio di dipendenza patologica. Per tale categoria di consumatori, che giocano per intrattenimento e svago, «la bassa propensione allo spostamento costituisce un fattore in grado di ridurre l'affluenza alle sale e di indirizzarli verso altre forme di gioco». Diverso l'atteggiamento per giocatori con profilo di rischio moderato o alto: in questo caso l'affluenza non dovrebbe subire variazioni significative, poiché questo tipo di consumatori è maggiormente disposto a spostarsi per soddisfare il bisogno del gioco.
La "marginalizzazione" geografica e il cambiamento di clientela porterebbe nel lungo periodo anche a variazioni nella domanda. Nello specifico, la perizia ipotizza un «incremento dei processi di concentrazione» da parte delle società di gioco, in particolare attraverso due scenari: l'acquisto e la gestione diretta delle sale da parte dei concessionari, o la creazione di catene brandizzate dedicate al gaming. In entrambi i casi si richiederebbero però «capacità strategiche adeguate», la cui mancanza penalizzerebbe i piccoli operatori locali: una prospettiva che «impone alcune considerazioni» sulla proporzionalità della norma rispetto agli obiettivi per i quali è nata. L'analisi comporta anche la valutazione del nuovo segmento di mercato a cui si rivolgerebbero le sale dislocate: non più i giocatori occasionali, ma la focalizzazione su servizi per attrarre giocatori problematici e patologici. Nel lungo periodo, ciò comporterebbe che gli esiti finali delle restrizioni possano andare in contrasto con gli obiettivi prefissati dalla norma, rimarcandone in questo senso la sua inefficacia.
LL/Agipro

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