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Ultimo aggiornamento il 14/12/2018 alle ore 21:17

Attualità e Politica

16/07/2018 | 15:40

Decreto Dignità - Massimiliano Casella (Ceo Microgame): «Senza pubblicità, noi del gioco on line legale siamo morti. Pronti allo sciopero pur di essere ascoltati»

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ROMA - Una lettera aperta pubblicata su Facebook, sofferta e piena di rabbia, nella quale Massimiliano Casella, Ceo di Microgame - marchio che raggruppa circa 40 concessionari di gioco on line - mette in fila una serie di punti interrogativi, prima di chiedere all'intero settore del gaming on web, di sbarrare i siti addirittura per 48 ore. Sciopero delle puntate, in sostanza. Un gesto clamoroso da compiere con unico vessillo, l'hashtag #vogliamoessereascoltati, sotto al quale riunire tutti i concessionari di gioco italiani - on line e non, sia chiaro - per rivendicare un diritto sacrosanto: quello di confrontarsi con lo Stato e il Governo sulla recente introduzione del Decreto Dignità. Scrive Casella: «Propongo a tutti i concessionari dello Stato il fermo di tutte le attività per 24/48 ore e la pubblicazione sui nostri siti legali della scritta #vogliamoessereascoltati perché è un diritto che le istituzioni non possono negarci. Le nostre competenze devono e possono essere utilizzate a favore di una migliore regolamentazione del gioco. Le porte in faccia non aiuteranno né i ludopatici, né un settore che conta numerosi posti di lavoro, né le casse dello Stato». La proposta, arriva prima dello sfogo, garbato ma incisivo, attraverso il quale il Ceo di Microgame compone un puzzle frustrante e figlio di provvedimenti frettolosi, oltre che superficiali e dannosi.

«Lavoro da 33 anni nel mondo del gioco in Italia - scrive il Ceo di Microgame - e ho vissuto, lo scorrere degli anni partendo dall’automazione delle schedine Totocalcio, fino agli attuali giochi sviluppati e introdotti in rete. E sarà bene ricordare, anche con un certo orgoglio, che il nostro Paese non ha eguali nel mondo in virtù di un sistema di concessioni interamente controllato in real time, dallo Stato, attraverso il lavoro Sogei». Casella, poi, rivela alcuni risvolti noti a chi è parte del mondo del gaming, ma meno noti, forse, alla pubblica opinione: «Lo sapete che nel caso qualcuno esageri nel gioco può essere inibito? Lo sapete che nessun minorenne è presente nelle piattaforme online di gioco legale? Cosa che non si può sostenere per certi giochi ingannevoli offerti via app». E prosegue, chiamando in causa un paradosso noto ed evidente: «È pazzesco: noi siamo concessionari dello Stato e, già solo per questo, dovremmo essere ascoltati. E invece no. Niente. Eppure, tutti insieme, abbiamo combattuto e combattiamo la difficile battaglia contro il gioco illegale o non autorizzato. Non ci siamo mai tirati indietro e non c'è giorno, ora, minuto, in cui non si onori ciò per il quale ci siamo impegnati, fino al regolare versamento del prelievo fiscale che, sarà bene ricordarlo, in questo Paese a qualcosa è servito, considerando i circa 10 miliardi l’anno che finiscono nelle casse del Paese».

Colpire il gioco on line, secondo Casella, è colpire posti di lavoro: «Nella mia azienda lavorano 140 persone, provenienti quasi interamente dal Sud e in maggioranza laureate». Poi, lo sfogo, durissimo: «Tutto mi sarei aspettato tranne che vedere il gioco legale e i quindi i concessionari trattati da appestati, personaggi con i quali è meglio non avere a che fare. Ma se finora abbiamo lavorato per conto dello Stato?! O forse gli attuali governanti non se ne sono accorti? Io continuo a camminare a testa alta, forte della mia competenza come tanti partner e competitor del nostro settore. Da questa classe politica, che parla di rinnovamento e come avvenuto in passato, mi aspetto un momento di confronto che finora non c'è stato, anche sullo scottante e delicato problema della ludopatia, per il quale i concessionari dello Stato sembrano gli unici responsabili». La soluzione, secondo Casella è nel «lavorare fianco a fianco» arrivando al «confronto, piuttosto che all'opposizione», perchè allora, se i provvedimenti sono questi, dice Casella «Non era meglio abolire il gioco tout court? Cancellarlo con un solo colpo di spugna ben assestato? Alla luce del decreto Dignità mi domando: chi informerà i giocatori? Chi li indirizzerà verso i brandi sicuri, protetti e legali proprio perchè concessionari dello Stato? Chi farà informazione chiara sulla ludopatia? E su cosa si farà o si potrà fare?». Poi, il punto cruciale. E' chiaro come chi opera via web abbia un solo mezzo per farsi conoscere, quello di fare marketing e pubblicità on line, contribuendo al necessario distinguo tra gioco legale e meccanismi non autorizzati o, peggio, addirittura truffaldini e concepiti per attirare ingenui giocatori non in grado di distinguere tra un sito italiano garantito e un portale d'azzardo che fa riferimento ad un atollo nel Pacifico. Casella è chiaro, sul punto: «Vietare la pubblicità del gioco via web significa far morire i siti di gioco legale». Poi, con amarezza, sottolinea: «Lo Stato vieta tutta la pubblicità e, per recuperare i mancati introiti derivanti dalla pubblicità, tassa le vincite delle slot machine… cioè ridurre ancor di più le vincite di quei giocatori che proprio lo Stato ritiene a maggior rischio ludopatia… È questa la brillante soluzione per arginare questo triste fenomeno?».  

PF/Agipro

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