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Ultimo aggiornamento il 16/07/2018 alle ore 10:42

Attualità e Politica

28/06/2018 | 17:30

Decreto Dignità, Peano (Avv. Gaming): “Risoluzione UE citata dal Governo intende vietare pubblicità solo per operatori senza licenza nazionale”

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decreto dignità peano gaming

ROMA - «Sorprende il riferimento del Governo al rapporto Fox nell’ambito della relazione illustrativa al Decreto Dignità. Ricordo come, al contrario, il documento interviene sulla pubblicità per esortare la Commissione UE a verificare quali interventi siano possibili per porre fine alla pratica messa in atto da società che commercializzano servizi di gioco d'azzardo online mediante campagne pubblicitarie in uno Stato membro in cui non sono titolari di una licenza per l'offerta di tali servizi». E’ quanto afferma Valérie Peano, avvocato esperto di normativa sul gaming, commentando ad Agipronews i contenuti del Decreto preparato dal Governo. «Vale la pena ricordare come già in alcune giurisdizioni europee, tali operatori illegali sfruttano il principio del paese di origine -  previsto dalla direttiva sui servizi audiovisivi - per superare i vincoli normativi nazionali ed erogare, attraverso il canale satellitare, la pubblicità di giochi online rivolta al consumatore nel suo paese di residenza, in cui sono però privi del relativo titolo abilitativo», prosegue il legale.

Il rapporto Fox richiede inoltre che la pubblicità – socialmente responsabile – dei giochi d'azzardo online sia consentita soltanto per i prodotti legali. Il messaggio non deve mai esagerare le probabilità di vincita, dando così la falsa impressione che il gioco d'azzardo sia una strategia ragionevole per migliorare la propria situazione economica, e deve contenere chiare informazioni in merito alle conseguenze del gioco d'azzardo compulsivo. Dall’Europa, al limite, arriva un’esortazione ad una pubblicità responsabile del gioco legale. «Il gioco deve essere offerto, interpretato e praticato, come intrattenimento  ed ogni fenomeno di gioco compulsivo deve essere prevenuto e contrastato così come suggerisce la raccomandazione della Commissione europea del 2014», aggiunge Valèrie Peano. «E se è vero che nell’ambito del settore dei giochi e scommesse, la giurisprudenza della Corte di giustizia europea ha riconosciuto che gli Stati membri, nel determinare le loro scelte di politica legislativa, possano imporre restrizioni ad alcuni principi dei Trattati europei se giustificate da motivi imperativi di interesse generale come la tutela del consumatore, ciò deve essere fatto nel rispetto dei requisiti di necessità, proporzionalità e non discriminazione enunciati dalla Corte. Regolare una pubblicità responsabile del gioco legale  rappresenta a mio parere la versa sfida da affrontare per il Governo», conclude.


NT/Agipro

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