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Ultimo aggiornamento il 19/12/2018 alle ore 16:40

Attualità e Politica

16/07/2018 | 16:06

Decreto Dignità, i tecnici del Mef: "Con lo stop alla pubblicità, per lo Stato entrate in calo per 150 milioni l'anno"

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decreto dignità pubblicità

ROMA -  Il divieto totale di pubblicità ai giochi previsto dal decreto dignità potrebbe far calare il volume della raccolta «intorno al 5%. Considerato che nel 2017 i giochi numerici e le lotterie hanno assicurato all'erario un introito pari a circa 3 miliardi di euro e che la proiezione dei dati per il 2018 conferma tale trend», il divieto «potrebbe comportare una riduzione, a regime, pari a 150 milioni di euro l'anno». E' la stima contenuta nella relazione tecnica del Mef che accompagna il decreto Dignità, da oggi all'esame delle Commissioni Finanze e Lavoro della Camera. Secondo i tecnici, il divieto di pubblicità «comincerebbe ad avere impatti negativi sulle entrate erariali non immediatamente, ma dopo 4-5 mesi. Pertanto è ragionevole ritenere che il corrente anno non registrerebbe impatti negativi di rilievo: questi verrebbero avvertiti a cominciare dal 2019, sebbene in forma ridotta nel primo semestre». In particolare, il minor gettito nel 2019 sarebbe pari a 112 milioni, per poi andare a regime (nel 2020 e nel 2021) a meno 150 milioni. 

«Tale stima presuntiva - si legge ancora nella relazione tecnica - è avvalorata dai seguenti dati. L'ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari e delle sponsorizzazioni nel settore dei giochi numerici e delle lotterie è pari a circa 50 milioni l'anno. Ipotizzando che il ritorno in termini di ricavi sia pari agli investimenti, si avrebbe che la pubblicità e le sponsorizzazioni producono per i concessionari maggiori ricavi pari a 50 milioni l'anno, dovuti all'incremento del giocato». Dai dati in possesso dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativi agli introiti erariali in questi settori e agli aggi spettanti per legge, continua la relazione tecnica, «ai concessionari emerge che, per ogni punto di aggio spettante al concessionario, il ritorno per l'erario è pari a circa 3 volte». Quindi, «un mancato ricavo di 50 milioni dovuto all'abolizione della pubblicità darebbe un minore introito erariale paragonabile a quello stimato».

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MSC/Agipro

 

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