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Ultimo aggiornamento il 18/01/2020 alle ore 12:00

Attualità e Politica

03/01/2020 | 15:31

Chiudono i corner in Emilia-Romagna, Agisco: “La legge regionale uccide le aziende sane, la via d'uscita è l'accordo Stato-Regioni”

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ROMA - Allontanare il concessionario di 500 metri da una chiesa o da una palestra non è lo strumento giusto per combattere la ludopatia. «È invece un metodo che prova a nascondere l’incompetenza dei politici che lo hanno ideato e votato, ma che al tempo stesso uccide indistintamente le aziende sane e i relativi lavoratori». Questo il giudizio di Agisco (Associazione Giochi e Scommesse), a proposito della decisione della Giunta uscente dell'Emilia-Romagna di non sospendere l'entrata in vigore della legge regionale, che dal primo gennaio decreta la chiusura di tutti i corner sotto distanza. Una misura che colpisce, si legge in una nota dell'associazione, «migliaia di aziende regolari del settore del Gioco Lecito. Cioè di quel settore su cui lo Stato mantiene ancora oggi un monopolio, anche di tassazione, che esercita attraverso concessionari su tutto il territorio nazionale. Tassazione che ha recentemente consentito di scongiurare il famigerato aumento dell’IVA». Agisco prende le distanze da ogni strumentalizzazione politica del problema. «La nostra è invece una battaglia per il lavoro, l’equità e la giustizia. La legge regionale sulle distanze minime da luoghi sensibili è una legge profondamente inutile e ingiusta, perché distrugge – di fatto – un intero settore di lavoro: migliaia di famiglie risentiranno degli effetti di una normativa che, senza curare, uccide il gioco lecito in Emilia-Romagna. Confondere una scommessa sul calcio o su una corsa ippica con una patologia legata all’azzardo è un vero e proprio non senso».

La via d'uscita sarebbe l'adeguamento della legge regionale «a quanto disposto dalla Conferenza Unificata Stato Regioni nel settembre del 2017, che sancisce il rispetto degli investimenti effettuati. Cioè chiediamo di applicare il principio previsto dallo Stato di diritto, che deve valere per tutti i cittadini: la non retroattività della legge. Essa dovrà valere solo per chi ha aperto attività di gioco dopo l’entrata in vigore della legge regionale, e non per chi – da decenni! – ha investito e lavorato onestamente sul territorio».

«Abbiamo fiducia – conclude la nota, riferendosi alle prossime elezioni regionali - che chiunque riceverà dai cittadini il compito di governare la Regione Emilia-Romagna avrà l’umiltà e l’interesse di farci sedere ad un tavolo di lavoro per iniziare un vero progetto di soluzione riguardo l’abuso del gioco pubblico di Stato».

RED/Agipro

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