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Ultimo aggiornamento il 26/11/2020 alle ore 11:15

Attualità e Politica

20/10/2020 | 15:16

Coronavirus, Egp, Fipe e sindacati al Governo: "Chiusura alle 24 per sale giochi, scommesse e Bingo"

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ROMA - Contenere le ricadute occupazionali, mantenendo come primo obiettivo la salvaguardia della salute pubblica: sono le leve che muovono l’attività di Egp che, assieme a Fipe Confcommercio e con le tre maggiori sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, lancia al Governo, come si legge in una nota, un appello per ripensare gli interventi previsti per il settore del gioco legale nell’ultimo Dpcm, considerandone la specificità, valutando l’efficacia dei protocolli osservati per il contenimento del Covid-19, senza trascurare le criticità già presenti sui territori che in molti casi prevedono già da tempo consistenti limitazioni orarie per i giochi pubblici.

L’appello di Egp, Fipe e sindacati di categoria è per ricalibrare gli orari di chiusura serale di sale bingo e gaming hall, portando la chiusura dalle 21 alle 24, come per gli altri esercizi della ristorazione, in forza delle stringenti misure di sicurezza osservate nei luoghi di gioco, a partire dalle postazioni individuali per la fruizione dei servizi di gioco o la limitazione dei tavoli del bingo a 4 persone.
Il protocollo di sicurezza di settore è stato sottoscritto da aziende e sindacati il 14 maggio 2020 e valutato dal Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile l’8 giugno 2020, contribuendo alla formulazione delle linee guida per “Sale Slot, Sale Giochi, Sale Bingo e Sale Scommesse” approvate nell’ultima versione l’8 ottobre scorso dalla Conferenza delle Regioni e province autonome

Il riconoscimento dell’efficacia delle misure di contenimento previste dal Protocollo in termini di protezione degli avventori delle sale dai rischi di contagio è solo uno dei passaggi dell’Avviso Comune rivolto al Governo, che chiarisce gli evidenti rischi occupazionali e sociali per gli oltre 25.000 lavoratori della distribuzione specializzata dei giochi pubblici, numeri che lievitano se si valutano gli altri segmenti del settore oltre all’indotto, sempre più messi a rischio dalle ulteriori preclusioni previste dalle ultime disposizioni nazionali e regionali in confronto ad altri settori assimilabili.

RED/Agipro

 

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