Attualità e Politica
22/02/2021 | 13:46
22/02/2021 | 13:46
ROMA - Il Consiglio di Stato dice no alla riapertura delle sale giochi, ma sottolinea la necessità di motivare in modo approfondito la chiusura totale di determinate attività. È quanto si legge nei dieci decreti pubblicati oggi, di identico contenuto, dal Presidente della III Sezione, Franco Frattini. Nei provvedimenti urgenti è stato affrontato il Dpcm del 14 gennaio 2021, con cui è stata sospesa fino al 5 marzo l’attività delle sale giochi, scommesse, bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente.
I decreti respingono la richiesta cautelare di sospensione del provvedimento, dando prevalenza al rischio di contagio rispetto al pur evidente danno economico degli operatori. Nei decreti viene comunque evidenziato che il Dpcm «non appare effettivamente fondato su una specifica valutazione di rischio di maggior contagio» per le attività di gioco, «ma sembra aver seguito il principio secondo cui anche di fronte a un rischio definito “potenziale” la legittima risposta proporzionale può essere il divieto totale dell’attività». Tale principio, tuttavia, «comincia ad incrinarsi», anche alla luce «della ormai lunga esperienza che le autorità scientifiche dovrebbero aver maturato nel monitoraggio e analisi dei fattori più rilevanti di contagio». Secondo la recente giurisprudenza amministrativa, le misure di precauzione «vanno adottate alla luce di una serie di valutazioni complete scientifiche del rischio sulla base di dati ostensibili e specifiche per ciascuna attività soggetta a limitazioni». Per le attività di gioco diventa quindi necessaria «una specifica analisi scientifica dei fattori di rischio» da parte del Comitato Tecnico Scientifico, «sia in vista di un non escludibile prolungamento del divieto totale oltre il 5 marzo 2021, sia ai fini del giudizio di merito», non essendo più sufficiente il semplice richiamo al principio di precauzione e al carattere “non essenziale” delle attività. Al momento, «la valutazione - pur dubbiosa e fondata su elementi potenziali e presuntivi – dell’organo scientifico non può, in questa fase, essere cancellata». La questione verrà riesaminata la prossima settimana, giovedì 4 marzo, stavolta con la discussione collegiale in camera di consiglio. LL/Agipro
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