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Ultimo aggiornamento il 04/12/2020 alle ore 09:38

Attualità e Politica

20/11/2020 | 11:56

Giochi in Piemonte, Iaccarino (Centro Studi As.Tro): "Legge regionale maschera politica proibizionista, necessario il confronto con il settore"

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ROMA - «I numeri più preoccupanti, soprattutto in un periodo come questo, sono quelli relativi al calo dell'occupazione». Così Armando Iaccarino, presidente del Centro Studi As.Tro, nel corso della presentazione dello studio realizzato dalla Cgia di Mestre sul gioco in Piemonte. «Sono numeri caratterizzati da stime prudenziali - ha proseguito - e quello che colpisce è che dal 2016 al 2019 tale percentuale di riduzione sfiora il 70% e che in proiezione diventa anche superiore. Una legge che avrebbe dovuto produrre effetti su un aspetto specifico - diminuire la raccolta - ha avuto come ricaduta complementare quella di ridurre il livello di occupazione del 70-75%. Una taglio del genere è particolarmente negativa». Secondo Iaccarino le censure sulla legge regionale piemontese riguardano soprattutto due aspetti: «Uno tecnico-giuridico, che include la retroattività, l'eccesso di luoghi sensibili e la mancanza di uniformità. Tutto ciò maschera una politica proibizionista, non si tratta di una politica di riduzione dell'offerta». Accanto a questi elementi c'è «l'assenza del confronto con il mondo del gioco legale, che non ha avuto modo di partecipare al processo di elaborazione della legge». Eppure, secondo Iaccarino, «è possibile immaginare un sistema distributivo diverso che tenga conto di tutti gli obiettivi da perseguire, dalla prevenzione, alla formazione, alla riduzione dei rischi connessi al gioco. Sono obiettivi impossibile se si tiene fuori il mondo del gioco legale, che da 20 anni ha maturato esperienze e conoscenze che non si possono mettere da parte». L'auspicio è che il Piemonte, «dopo aver fatto da apripista a normative proibizioniste, diventi ora il laboratorio per sviluppare un ragionamento condiviso, un confronto reale con il settore». Un obiettivo che il presidente del Centro Studi punta a raggiungere nel 2021, aprendo «un tavolo con le istituzioni con cui affrontare il problema». LL/Agipro

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