Attualità e Politica
14/06/2018 | 12:51
14/06/2018 | 12:51
MILANO - «Il gioco d'azzardo, nella ricerca scientifica, è considerato come un'attività ricreativa dell'essere umano, ma può diventare un disturbo mentale. Per scoprire se si sono superati certi limiti, e se il giocatore è dipendente oppure problematico, esistono moltissimi strumenti di misura». Lo ha detto Mauro Schiavella, Psicologo e psicoterapeuta dell'Università Bicocca, nel corso dell'odierna incontro sul gioco problematico, a Milano. Tra gli strumenti per misurare il grado di problematicità del giocatore, Schiavella ha ricordato il South Oaks Gambling Screen - SOGS - del 1987, «che si basa su un questionario in cui si chiede al soggetto come si è comportato nel corso della sua vita in relazione al gioco. Domande che, per lo stesso soggetto, possono avere risposte differenti a seconda del tempo in cui è stata posta la domanda. Oppure il Problem Gambling Severity Index-PGS, questionario più recente rispettro al precedente, e che si basa su una scala di valutazione maggiore e su una tempistica più corta, sugli ultimi dodici mesi di vita dell'individuo in rapporto al gioco. Oggi, però, esistono ulteriori strumenti, che si basano essenzialmente sulla cognizione del soggetto, cioè su quale pensiero ha il giocatore mentre gioca, ed è solo da qui che si riesce a conoscere il suo livello patologico con il gioco d'azzardo. GRCS, per esempio, valuta i pensieri del giocatore quando gioca secondo i suoi stati d'animo e pensieri. Dai risultati di questa scala di valutazione si nota che gli individui problematici giocano senza pensare ai problemi che poi emergeranno creando quindi una problematica sociale reale. Poi ci sono due scale di valutazione molto interessanti: il Gambling Urge Scale (GUS) e il Gambling Refusal Self-Efficacy Scale (GRSEQ) che, in generale, porta a scoprire se un individuo giocatore giunga con il suo problema a creare problemi non solo a se stesso ma anche agli altri. Su queste due tipologie di scale verte la ricerca sui costi sociali del gioco d'azzardo problematico proprio perché include anche la società. Chiudo con il fattore più importante, e cioè la prevenzione per questo genere di patologie e comportamenti disadattivi. Aumentare i fattori protettivi e diminuire quelli di rischio comporta uno scenario migliore per tutti soggetti interessati, dal giocatore alla società».
DM/Agipro
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