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Ultimo aggiornamento il 14/07/2020 alle ore 20:38

Attualità e Politica

04/06/2020 | 13:40

Riaperture, Papalia (Fiegl): “Imprese allo stremo e 60mila lavoratori a rischio, ripartenza non oltre il 15 giugno”

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riaperture papalia fiegl 60mila lavoratori a rischio

ROMA - “L’Italia è uscita dal lockdown, ora vogliamo una data per la ripartenza delle attività. Molti dei nostri associati, purtroppo, non riapriranno per le difficoltà economiche. Nonostante gli sforzi del Governo, tanti nostri dipendenti non hanno ricevuto nulla, costringendo le aziende ad anticipare gli stipendi e a ridurre ancora la propria liquidità. Abbiamo poi il problema delle banche, non riusciamo a comprendere perché continuino a non darci accesso al credito e prospettino anzi la chiusura dei conti correnti agli esercenti del gioco”. E’ lo scenario disegnato da Stefano Papalia, presidente della Federazione Italiana Esercenti Gioco Legale (Fiegl), in un incontro con la stampa. Durante il lockdown, anche l’amara sorpresa della nuova tassa sulle scommesse sportive: “Sì, quando riapriremo dovremo cedere una fetta dei nostri ricavi. Per i piccoli locali è un colpo durissimo. In una situazione di difficoltà, d’altronde, il gioco continua ad essere una mucca da mungere. Lo 0,50% sugli incassi sembra un importo limitato e invece peserà molto sui conti delle aziende, oltre che rappresentare un pessimo segnale verso il comparto: chiuso e tassato. Gli esercizi però sono arrivati al limite del conto economico, dopo anni di continui aumenti dei prelievi e di limitazioni su orari e distanze. Passati gli ultimi vent’anni a tutela della legalità sul territorio, gli esercenti ora vedono nelle città negozi non autorizzati regolarmente aperti, che raccolgono scommesse".  Da oggi al 15 giugno, annuncia Papalia, l’associazione lancerà una campagna per sensibilizzare le istituzioni: “Il primo passo è la pagina uscita sul Corriere della Sera. Non sappiamo ancora se il 15 si potrà ripartire, non abbiamo certezze, ma non ragioniamo oltre quella data. Anche lo Stato deve sapere che – mantenendo i locali chiusi – perderà 11 miliardi annui di entrate. Ci sono poi i 60mila lavoratori che soffrono in silenzio e rischiano il proprio lavoro e le piccole imprese che continuano ad investire sulla propria attività”. Ieri il presidente Conte ha fatto un discorso, non citando il settore dei giochi: "Gli imprenditori impazienti attendono risposte dalle istituzioni. La base è molto preoccupata per questo motivo”. Anche la poca compattezza delle associazioni è - in prospettiva - uno dei temi sul tavolo. Fiegl, spiega Papalia, “ha creato un tavolo condiviso con altre sigle e condiviso istanze e documenti inviati alle istituzioni competenti. L’obiettivo è stare insieme, anche se poi ciascuna associazione ha le sue esigenze specifiche”. 

NT/Agipro

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