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Ultimo aggiornamento il 20/10/2020 alle ore 20:40

Attualità e Politica

16/03/2020 | 11:18

Da Risso (presidente Fit) lettera ai tabaccai: “Possibile la chiusura, se i titolari rientrano nelle categorie a rischio o il locale è inadeguato alle regole”

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ROMA - Da un lato, il ruolo sociale attribuito dalle istituzioni nel momento emergenziale; dall'altro, la preoccupazione per la salute propria e delle proprie famiglie: la situazione dei tabaccai sul territorio nazionale è al centro di una lettera inviata alla categoria dal presidente Nazionale Fit Giovanni Risso. «Non sempre è facile trovare l’equilibrio tra le esigenze di tutti – scrive Risso - Quando il premier Conte nella serata dell’11 marzo scorso ha annunciato la chiusura di tutti i negozi, salvo poche eccezioni, siamo stati subissati di messaggi e telefonate di chi voleva chiudere e di chi voleva stare aperto. Immaginando che lo Stato, di cui – non dimentichiamo – siamo concessionari e rete di vendita, avrebbe voluto il nostro contributo, avevamo chiesto la facoltà di scegliere se restare aperti. Anche così chi voleva chiudere non era stato comunque contento».

Preso atto della decisione del Governo, scrive il presidente Fit, «abbiamo avviato uno stretto confronto con ADM, concordando le linee e le casistiche per agevolare la chiusura degli esercizi anche in deroga alle ordinarie modalità». Agli iscritti sono state indicate alcune casistiche in base alle quali chiedere la chiusura. Una è il caso di contagio del titolare o di altro addetto presso la tabaccheria con conseguente obbligo di quarantena disposto dall’autorità sanitaria. Vi sono poi altri motivi che comportano l'impossibilità del titolare di gestire la tabaccheria, quali: persone anziane o che siano affette da patologie croniche o in stato di immunodepressione, cioè soggetti particolarmente a rischio; soggetti che accusano infezioni respiratorie o febbre superiore a 37.5° che il DPCM invita a restare a casa. Il titolare può inoltre chiedere la chiusura se il locale sede della rivendita non consente per ragioni strutturali di assicurare la distanza interpersonale di un metro stabilita dalle vigenti disposizioni».
RED/Agipro

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