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Ultimo aggiornamento il 17/08/2019 alle ore 20:36

Attualità e Politica

18/07/2019 | 16:00

Scommesse, Cassazione conferma decisione del Tribunale di Palermo: rimane agli arresti il dipendente Amap indagato per mafia

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ROMA - Rimarrà in carcere Michele Grasso, il dipendente Amap (Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo), arrestato lo scorso dicembre nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Palermo sulla nuova cupola di Cosa nostra. È quanto si legge nel provvedimento della Corte di Cassazione pubblicato oggi che conferma la custodia cautelare disposta dal Tribunale palermitano. Grasso, braccio destro di Settimo Mineo (l'erede designato di Totò Riina), è considerato il responsabile della proliferazione dei centri scommesse nel capoluogo siciliano. All'indagato è stata contestata in particolare la sua attività in favore della famiglia Pagliarelli, per la quale manteneva i contatti con il capo mandamento Settimo Mineo, dal quale «riceveva direttive sulle attività illecite dell'organizzazione» e sulla gestione «delle attività dei centri scommesse operanti nel territorio della famiglia mafiosa». Il Tribunale, scrive la Cassazione, ha evidenziato come le intercettazioni telefoniche e ambientali abbiano portato alla luce «il ruolo rivestito dal Grasso, quale partecipe dell'organizzazione mafiosa della "famiglia" di Pagliarelli, in diretta e costante interrelazione associativa con il capo mandamento, ossia Settimo Mineo, al fine di realizzare un controllo penetrante e sistematico nel settore economico delle sale gioco e dei centri scommesse». Esclusa la possibilità che l'indagato sia vittima di pressioni mafiose; al contrario, è lo stesso Grasso che, «per conto dell'associazione, gestisce il controllo dell'attività che appare incompatibile rispetto alla sua professione di impiegato in una azienda municipalizzata». I giudici supremi, infine, sottolineano «la fedeltà di Grasso a Mineo» nella gestione delle scommesse e la «assoluta affidabilità di cui godeva l'indagato all'interno dell'associazione», circostanze che allo stato attuale legittimano la custodia cautelare. LL/Agipro

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