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Ultimo aggiornamento il 18/02/2020 alle ore 20:42

Attualità e Politica

11/02/2020 | 14:03

Nella Bassa Bergamasca cambiano gli orari slot, Imeri (sindaco Treviglio): "Corto circuito tra Stato ed enti locali, serve una legge quadro"

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ROMA - «Sul gioco d'azzardo rimane un corto circuito rilevante: lo Stato lo autorizza, ma poi sono gli enti locali a doverlo regolamentare per evitare i rischi di ludopatia, contro la quale mancano anche fondi adeguati. A questo, spesso seguono anche i ricorsi degli operatori di gioco, che pure sono a nostro carico». Così Juri Imeri, sindaco di Treviglio, dopo la modifica apportata ai regolamenti sugli orari di funzionamento delle slot nei comuni della Bassa Bergamasca. Diciotto amministrazioni, capeggiate proprio da Treviglio, avevano emanato nello scorso novembre il regolamento che prevedeva la chiusura delle sale giochi e degli apparecchi negli esercizi pubblici dalle 23 alle 10 di mattina. In aggiunta, era stata inserita una pausa anche all’ora di pranzo, il che portava a 12 le ore di stop. Successivamente, però, la Prefettura aveva inoltrato alle Amministrazioni la circolare del Ministero delle Finanze e dell'Interno con cui veniva ribadito il limite massimo di sei ore di interruzione quotidiana, così come stabilito dall'intesa Stato-Enti locali del 2017. «Le patologie legate a gioco si rafforzano se non ci sono limitazioni o altri obblighi posti a tutela dei giocatori - continua Imeri ad Agipronews - Il nostro regolamento conteneva elementi importanti per ridurre rischi di questo tipo, ma è rimasto operativo solo due mesi, prima dell'adeguamento auspicato dalla Prefettura. Sul Comune di Treviglio, però, incombono ancora nove ricorsi presentati dagli operatori contro il nostro regolamento». Una situazione complessa per la quale secondo Imeri c'è solo una soluzione: «Lasciare la libertà di regolamentazione sul gioco d'azzato agli enti locali è complicato. Serve una legge quadro a livello nazionale, un'iniziativa governativa che stabilisca una volta per tutte i limiti orari. In questo modo si eviterebbero contenziosi e ricorsi», conclude. LL/Agipro

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