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Ultimo aggiornamento il 10/12/2018 alle ore 12:45

Attualità e Politica

09/08/2018 | 14:00

Giochi, Tar Sardegna conferma regolamento di Cagliari: «Intesa Stato-enti locali inefficace, giusto l'intervento del Comune»

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ROMA - Il regolamento comunale di Cagliari contro la ludopatia non è sproporzionato. Lo ha stabilito il Tar Sardegna nella sentenza pubblicata oggi che respinge il ricorso presentato da un gestore slot del luogo. La società appellante aveva chiesto lo stop all'ordinanza del Sindaco datata maggio 2017 che consente l'attività di sale e apparecchi da gioco solo dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23. Con lo stesso provvedimento è stata introdotta anche la distanza minima di 500 metri tra punti di gioco e luoghi sensibili come scuole e chiese. il Collegio, si legge, ritiene «che non vi siano elementi per considerare “sproporzionata” la nuova limitazione dell’orario di svolgimento consentito del gioco d’azzardo (8 ore su 24): a fronte di un fenomeno - quale la ludopatia - ampiamente diffuso e pericoloso, parte ricorrente si è sostanzialmente limita a definire il nuovo orario foriero di eccessivi svantaggi per la propria attività economica, ma non ha dimostrato -neppure indirettamente - che una riduzione meno drastica sarebbe stata efficace». L'efficacia del regolamento non è in dubbio anche se le norme sono entrate in vigore prima dell'accordo sul riordino dei giochi siglata in Conferenza Unificata tra Stato ed enti locali, a settembre 2017. «Non può, infatti, ragionevolmente configurarsi una “paralisi” dell’attività amministrativa di contrasto alla ludopatia nelle more dell’approvazione dell’Intesa», continuano i giudici, soprattutto perché tale intesa «risulta allo stato attuale inefficace, in quanto non ancora recepita in apposito decreto del Ministro dell’Economia come espressamente richiede la richiamata norma di legge». Circostanza, conclude il Tar, «che esclude anche una possibile rilevanza della previsione - leggibile all’interno dell’Intesa approvata il 7 settembre 2017 - secondo cui agli enti locali è riconosciuta la possibilità di individuare fasce orarie di chiusura non superiori alle sei ore complessive giornaliere: detta previsione è, infatti, inefficace, come lo è l’intera Intesa proprio perché non ancora recepita nel decreto ministeriale». LL/Agipro

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