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Ultimo aggiornamento il 20/07/2019 alle ore 10:46

Attualità e Politica

09/07/2019 | 12:49

Tassa 500 milioni, Tribunale di Roma: "Gestori obbligati a versare la loro quota come i concessionari"

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ROMA - I gestori di slot machine sono obbligati, al pari dei concessionari, a versare la quota della tassa da 500 milioni prevista dalla legge di stabilità 2015 per la filiera degli apparecchi da gioco. È quanto si legge nella sentenza del Tribunale civile di Roma sul caso sollevato dai gestori quattro fa. Decisiva, secondo il Collegio della Sedicesima sezione, la disposizione intervenuta nella successiva manovra economica: nella legge di stabilità approvata nel 2016 «il legislatore ha introdotto una disposizione interpretativa» sul pagamento dell'addizionale. Il prelievo, cioè, «non grava piu? soltanto sui concessionari, ma e? posto a carico di tutti gli operatori della filiera del gioco lecito e quindi anche su esercenti e gestori». La manovra del 2016 ha anche chiarito il criterio di riparto della somma, che «si fonda non soltanto sul numero degli apparecchi riferibili ai concessionari, ma anche sulla partecipazione alla distribuzione del compenso cui ha diritto ciascun operatore della filiera secondo i relativi accordi contrattuali». In questo modo, è venuta meno la necessita di disciplinare «la traslazione dell’onere economico dai concessionari ai gestori e agli esercenti», visto che la ripartizione della cifra è stata stabilita direttamente dalla legge, sulla base di un dato "storico": «Rilevano a tal fine, i compensi spettanti per l’attivita? gia? svolta dagli operatori della filiera nel corso del 2015 e previsti dagli accordi contrattuali».
I concessionari, inizialmente gli unici soggetti su cui gravava l'addizionale, sono ora «obbligati unitamente a tutti gli altri operatori della filiera, tenuti anch’essi in misura proporzionale ai compensi contrattuali del 2015». I gestori e gli esercenti, inizialmente tenuti a riversare l’intero ricavato delle giocate, «senza possibilita? di trattenere il compenso loro spettante» sono ora «obbligati anch’essi, ma solo in misura proporzionale ai compensi contrattuali del 2015».
Il pagamento della tassa era stato previsto in due fasi (ad aprile e ottobre 2015), ma in una situazione di totale incertezza sulla ripartizione dell’imposta tra gestori e concessionari. Furono questi ultimi a coprire in modo cospicuo la prima rata da 200 milioni, anticipando la somma dovuta dai gestori. I 300 milioni della seconda rata, però, non sono ancora stati raggiunti: all'appello mancano attualmente circa 110 milioni. LL/Agipro

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