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Ultimo aggiornamento il 25/02/2024 alle ore 20:32

Attualità e Politica

25/01/2024 | 15:40

Giochi, regioni e province suggeriscono al Governo: "Agli enti locali il 5% del gettito dalle slot machine, quasi 300 milioni annui"

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ROMA – Attribuire alle “Regioni a statuto ordinario” una compartecipazione del 5% al “gettito dell’imposta sugli apparecchi e congegni di gioco”, con l’obiettivo di “rafforzare l’attività di prevenzione e cura del gioco d’azzardo patologico”. È questa la proposta normativa emersa dalla seduta odierna della Conferenza Unificata in merito al decreto di riordino dei giochi online.  Una sorta di suggerimento al Governo, che nei prossimi mesi affronterà anche il tema spinoso dei punti vendita dei giochi pubblici. Tale intervento porterebbe alle Regioni un tesoretto annuo previsto in circa 294 milioni di euro, secondo le stime effettuate sulla base dei gettiti medi previsti dallo Stato per gli anni 2024-2026. Una manovra che quindi renderebbe più certe le risorse impiegabili dalle Regioni in materia di contrasto ai disturbi legati al gioco, oltre che in altri ambiti di natura sanitaria e sociale. Le regioni - scrive la Conferenza - potrebbero beneficiare del prelievo su consumi “non meritevoli” (come appunto quello sui giochi) finanziando maggiormente altri “meritevoli” di propria competenza, come sanità, sociale, formazione. “Il prelievo sul gioco d’azzardo, come quello su altre attività potenzialmente dannose quali i consumi di alcol e tabacco, si possono considerare “ticket preventivi”, rispetto alle prestazioni sanitarie cui potrebbero essere soggetti coloro che ne fanno uso”, si legge nella relazione che accompagna la proposta normativa indirizzata al Governo.

Sempre in materia di salute del giocatore, dalla seduta odierna sono emerse alcune osservazioni sul testo del decreto. Ad esempio, si chiede di valorizzare maggiormente il ruolo della promozione della salute, fornendo indicazioni per l’attuazione di interventi per favorire non solo la prevenzione ma anche l’accesso precoce alle cure.

La Conferenza Unificata, infine, ha evidenziato come né nel decreto e né nella relazione che lo ha accompagnato sia stato indicato l’impatto a livello normativo del decreto stesso. Ovvero, solo con un successivo provvedimento sarà possibile individuare quelle norme da ritenersi abrogate per incompatibilità.

AB/Agipro

Foto credits Pqsels CC0 1.0 Universal

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