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Ultimo aggiornamento il 09/01/2026 alle ore 11:30

Attualità e Politica

08/01/2026 | 15:38

Riciclaggio nel poker online, la Cassazione conferma condanna a 16 mesi di reclusione: “Utilizzati conti gioco per trasferire denaro”

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Riciclaggio nel poker online la Cassazione conferma condanna a 16 mesi di reclusione: “Utilizzati conti gioco per trasferire denaro”

ROMA – La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva che la gestione consapevole di denaro di origine illecita configura il reato di riciclaggio. La sentenza riguarda un uomo accusato di essere coinvolto in un caso relativo all’utilizzo di piattaforme di gioco online, in particolare il poker, per movimentare fondi illeciti attraverso il cosiddetto “chip dumping” (perdere denaro in maniera intenzionale a favore di un altro giocatore al tavolo).
Nel caso esaminato, la responsabilità dell’imputato è stata accertata sulla base di più elementi convergenti: la riconducibilità di diversi account di gioco allo stesso nucleo familiare, l’uso dello stesso indirizzo IP per l’accesso simultaneo a più conti, la disponibilità di un conto personale collegato a una carta intestata all’imputato e la stretta correlazione temporale tra le giocate sospette e i tentativi di prelievo del denaro. Secondo la ricostruzione accolta nei due giudizi, all’origine dei flussi contestati c’era una frode informatica realizzata tramite malware, capace di generare accrediti fittizi su una piattaforma di gioco. Il meccanismo ruotava attorno al poker online e al “chip dumping”: più account, agendo in modo coordinato, hanno simulato partite in cui uno o più giocatori hanno perso volontariamente così da trasferire valore economico (in questo caso 38mila euro) verso un destinatario. Il credito, pur provenendo da accrediti fraudolenti, poteva essere così tramutato in vincite o saldo di gioco. La Cassazione ha chiarito che il fatto che non siano stati identificati gli autori del reato informatico originario non esclude la configurabilità del riciclaggio, né del tentativo, poiché “è sufficiente che l’imputato abbia compiuto atti autonomi e diretti a ostacolare l’individuazione della provenienza del denaro".
Analogamente, il fallimento dei tentativi di prelievo, dovuto al tempestivo blocco del conto di gioco, non incide sulla configurabilità del reato, dal momento che ai fini del tentativo di riciclaggio è sufficiente che “gli atti compiuti siano idonei e chiaramente diretti a celare il denaro illecito”.
Pertanto, la Cassazione ha confermato le sentenze della Corte di Appello di Reggio Calabria e del Tribunale di Palmi, che condannano l'uomo alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione e al pagamento di una sanzione di 1.669 euro.

FRP/Agipro

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