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Ultimo aggiornamento il 13/07/2026 alle ore 17:05

Attualità e Politica

13/07/2026 | 16:15

De Vita (Fondazione Fair): "Il riordino territoriale del gioco pubblico è una riforma da non perdere"

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Riordino territoriale del gioco pubblico: una riforma da non perdere

ROMA  - La scadenza del 29 agosto 2026 rappresenta un passaggio importante per il futuro del gioco pubblico in Italia, entro quella data è ancora possibile completare il percorso di riordino avviato con la legge delega per la riforma fiscale e affrontare uno dei nodi più complessi e da più tempo irrisolti: quello della rete fisica e del rapporto tra regolazione nazionale, competenze regionali e governo del territorio.L’auspicio è che questa opportunità non venga persa.

Il tema - si legge in una nota di Stefano De Vita, Direttore Generale Fondazione Fair - non è rappresentato dalla necessità di approvare una riforma a qualsiasi costo e nemmeno per rispondere esclusivamente alle esigenze economiche o concessorie del settore. Al contrario, il riordino è importante perché offre l’occasione per costruire un modello più equilibrato, capace di tenere insieme interessi pubblici diversi ma tra loro strettamente connessi: tutela della salute, protezione dei soggetti vulnerabili, prevenzione del gioco problematico, contrasto all’illegalità, certezza delle regole e sostenibilità della rete legale.

Dopo il riordino del gioco a distanza, lasciare incompleta la riforma significherebbe mantenere una profonda asimmetria nel sistema. Ci troveremmo di fronte ad una situazione in cui il mercato online opererebbe in un quadro normativo rinnovato (seppur migliorabile) e contemporaneamente una rete fisica che continuerebbe a operare dentro una stratificazione di norme nazionali, leggi regionali, regolamenti comunali, distanze dai luoghi sensibili, limitazioni orarie e regimi concessori transitori. Quindi il tema assume un’importanza centrale in quanto il territorio rappresenta il luogo nel quale la regolazione del gioco incontra concretamente la vita delle persone e delle comunità. È lì che si misura la capacità delle istituzioni di trovare un equilibrio tra la presenza di un’offerta legale, la tutela dei cittadini e la prevenzione dei rischi.

La situazione in cui il settore fisico si trova ad operare negli ultimi anni vede interventi di Regioni e Comuni sul gioco attraverso strumenti diversi, spesso con l’obiettivo legittimo di rispondere a preoccupazioni sociali e sanitarie provenienti dalle comunità locali. Il risultato finale è un quadro fortemente differenziato dove le regole possono cambiare significativamente da un territorio all’altro in funzione delle interpretazioni su distanze dai luoghi sensibili e su orari di operatività dei punti di vendita. La riforma dovrebbe finalmente superare questa frammentazione senza commettere l’errore opposto di cancellare il ruolo dei territori.

La questione non è soltanto quanti punti di gioco debbano esistere o a quale distanza debbano trovarsi da determinati luoghi. La domanda più importante dovrebbe essere: quale rete fisica del gioco vogliamo per il futuro?

Una rete qualificata dovrebbe essere caratterizzata da standard elevati di sicurezza e responsabilità.
La formazione del personale dovrebbe diventare parte integrante del sistema di prevenzione. Gli esercenti dovrebbero essere messi nelle condizioni di riconoscere alcuni segnali di possibili problematicità e di fornire informazioni corrette sugli strumenti di tutela e sui servizi di assistenza.
Dovremmo assistere a un vero e proprio salto culturale: passare dalla semplice regolazione dell’offerta alla costruzione di un sistema di responsabilità con l’obiettivo preciso di costruire un sistema nel quale l’offerta legale sia realmente più sicura, più controllabile e più responsabile di qualsiasi alternativa non autorizzata.

C’è poi un ulteriore elemento che rende il riordino particolarmente importante.
La distinzione tradizionale tra gioco fisico e gioco online è sempre meno sufficiente per comprendere i comportamenti delle persone. I giocatori possono muoversi tra diversi canali e prodotti. Le trasformazioni digitali stanno modificando le modalità di accesso, la frequenza delle occasioni di gioco e il rapporto stesso tra persona e piattaforma.

Il sistema di tutela dovrebbe quindi essere pensato sempre più in una prospettiva integrata. Naturalmente, strumenti e tecnologie non possono essere identici nei due ambienti. Il canale digitale offre possibilità di analisi comportamentale e di intervento che non sono automaticamente trasferibili alla rete fisica.

Ma i principi dovrebbero essere comuni: identificazione precoce del rischio, comunicazioni efficaci, strumenti di autolimitazione, formazione, tracciabilità e capacità di indirizzare le persone verso forme di assistenza quando necessario.
Completare il riordino significherebbe anche evitare che si sviluppino due sistemi regolatori e di tutela troppo distanti tra loro. Inoltre, il riordino potrebbe rappresentare anche un’opportunità per introdurre un approccio più strutturato alla valutazione delle politiche pubbliche.

Nel gioco, più che in altri settori, il dibattito rischia di essere condizionato da rappresentazioni contrapposte. Per superare questo limite servono dati accessibili, ricerca indipendente e valutazioni periodiche dell’efficacia delle misure adottate.
Sarebbe importante poter misurare nel tempo non soltanto i volumi economici del settore, ma anche l’evoluzione dei comportamenti, i profili di vulnerabilità, gli spostamenti tra canali, l’efficacia delle misure di protezione e l’impatto reale delle diverse politiche territoriali.

La riforma dovrebbe prevedere meccanismi di monitoraggio e verifica. Questo perché una misura regolatoria non dovrebbe essere considerata efficace semplicemente perché è stata introdotta. Dovrebbe essere possibile valutarne gli effetti e, quando necessario, correggerla.
Questo approccio consentirebbe di spostare progressivamente la discussione dal terreno delle contrapposizioni ideologiche a quello delle evidenze.
Per Fondazione FAIR, questo è un punto centrale: una regolazione socialmente sostenibile deve essere capace di apprendere dai dati e di evolvere sulla base dei risultati.

Proprio perché l’opportunità è significativa, è necessario interrogarsi con chiarezza sui rischi di una mancata realizzazione del riordino entro l’attuale finestra legislativa.

Il primo rischio è di consolidare la frammentazione.
Senza una cornice condivisa, continueranno a convivere discipline territoriali diverse, regimi transitori e un elevato grado di incertezza interpretativa. Una situazione che non favorisce né la tutela dei cittadini né la capacità delle istituzioni di governare il fenomeno.

Il secondo rischio è quello della perdita di coerenza del sistema regolatorio.
Dopo aver rinnovato il quadro del gioco a distanza, lasciare irrisolto il tema della rete fisica significherebbe consolidare una regolazione a due velocità. Sarebbe difficile costruire una strategia nazionale di protezione dei giocatori mantenendo troppo a lungo standard, strumenti e assetti profondamente diversi tra i diversi canali.

Il terzo rischio riguarda il contrasto all’illegalità.
L’assenza di una strategia organica sulla rete legale può determinare vuoti, incertezze e squilibri territoriali. In un mercato nel quale l’offerta illegale è capace di adattarsi rapidamente, ogni arretramento non pianificato della capacità di controllo pubblico può produrre conseguenze indesiderate.

Il quarto rischio è quello di rinviare ancora la costruzione di un modello moderno di prevenzione.
Formazione degli esercenti, qualificazione dei luoghi di gioco, informazione efficace, strumenti di limitazione, riconoscimento precoce delle situazioni problematiche e collegamento con i servizi territoriali potrebbero essere parti di una strategia organica. In assenza del riordino, il rischio è che queste misure continuino a svilupparsi in modo parziale e non coordinato.

Ma esiste anche un quinto rischio, di natura più propriamente istituzionale. La scadenza della delega potrebbe chiudere una finestra politica e normativa che è stata costruita attraverso un percorso lungo e complesso. In assenza di un intervento entro i termini previsti, il tema dovrebbe necessariamente trovare una nuova base legislativa e un nuovo percorso politico e parlamentare.
Questo non renderebbe impossibile una futura riforma. Ma aumenterebbe significativamente il rischio di un ulteriore rinvio.

E con il progressivo avvicinarsi della fase finale della legislatura, è ragionevole ritenere che gli spazi politici e temporali per ricostruire da zero un percorso così complesso diventerebbero più ristretti.
In altre parole il rischio non è soltanto quello di perdere una scadenza, ma quello di perdere un’intera fase istituzionale utile per affrontare il problema.

Il riordino territoriale del gioco pubblico non è semplice perché deve comporre interessi, sensibilità e competenze differenti. Proprio per questo, però, la difficoltà non dovrebbe diventare una ragione per rinunciare.
La prospettiva dovrebbe essere quella di ricercare, fino all’ultimo momento utile, una soluzione equilibrata e sostenibile, costruita attraverso il dialogo tra Governo, Regioni, enti locali, autorità competenti, mondo della ricerca, servizi di prevenzione e soggetti della società civile.

Non serve una riforma che stabilisca vincitori e sconfitti serve una riforma che renda il sistema complessivamente migliore di quello attuale che migliori la vita dei giocatori, attraverso una tutela più efficace, migliore la gestione dei territori, attraverso regole più chiare e strumenti di prevenzione più forti. Ma anche migliore per lo Stato, attraverso una maggiore capacità di governo e di contrasto all’illegalità.
Ancora, migliore per gli operatori responsabili, perché la certezza delle regole e l’innalzamento degli standard rappresentano condizioni essenziali per un mercato sostenibile nel lungo periodo.

Il riordino dovrebbe soprattutto affermare un principio: un’attività legale, ma caratterizzata da specifici rischi sociali, può essere sostenibile soltanto se inserita in una regolazione capace di evolvere, misurare i risultati e assumere la tutela delle persone come criterio centrale.
La scadenza del 29 agosto non dovrebbe quindi essere considerata soltanto come un termine normativo. Dovrebbe essere vista come un’opportunità istituzionale.

C’è ancora la possibilità di completare un percorso iniziato con l’ambizione di dare al Paese una disciplina organica del gioco pubblico. Auspichiamo che venga compiuto ogni sforzo possibile per arrivare a una soluzione condivisa, equilibrata e fondata sulle evidenze.

Perché il costo della non decisione non sarebbe il semplice rinvio di una riforma, sarebbe la permanenza delle criticità che quella riforma era chiamata a risolvere e il rischio concreto di consegnare alla prossima fase politica un problema ancora più complesso, dopo avere perso una delle occasioni più importanti degli ultimi anni per affrontarlo.
Il riordino territoriale può ancora diventare un passo avanti nella qualità della regolazione del gioco pubblico italiano.

È una possibilità che merita, fino all’ultimo giorno utile, di essere perseguita.

RED/Agipro

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