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Ultimo aggiornamento il 10/08/2022 alle ore 18:27

Attualità e Politica

28/06/2022 | 15:29

Giochi nel Lazio, l'appello degli operatori contro il distanziometro: "A rischio 12.500 lavoratori, necessaria riforma organica per la sicurezza della popolazione"

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Giochi nel Lazio l'appello degli operatori contro il distanziometro: A rischio 12.500 lavoratori necessaria riforma organica per la sicurezza della popolazione

ROMA - «Nel Lazio, tra 60 giorni, 12.500 lavoratori perderanno il lavoro: è il più grande licenziamento di massa mai avvenuto nella regione. Più di 8.000 licenziamenti a Roma, 1.600 a Latina, 1.500 a Frosinone, 800 a Viterbo, 400 a Rieti. Aiutateci». Questo l'appello pubblico rivolto alle Istituzioni e ai cittadini promosso dalle lavoratrici e dai lavoratori del gioco pubblico della regione Lazio, che in queste ore viene inviato ai consiglieri della Regione Lazio e dei deputati e senatori eletti nelle province della Regione. A comunicarlo è il coordinamento Alleati per la legalità, che raccoglie le più importanti associazioni del settore: Acadi - Confcommercio, Acmi e Astro (aderenti a Confindustria), Agisco, Assotabaccai, Criga, Donne in Gioco, Egp – Fipe, Fit - Federazione Italiana Tabaccai, Sapar, Sts – Sindacato totoricevitori sportivi, Utis.

«Il 28 agosto 2022, per la prima volta in Italia, ci potremmo trovare davanti al più grande licenziamento di massa avvenuto per mano pubblica - prosegue l'appello - per la prima volta infatti non è un'azienda a chiudere e a licenziare, ma il legislatore regionale. La legge 5/2013 del Lazio, senza correggere gli errori tecnici della norma, metterà per strada 6.500 lavoratori (di cui oltre il 50% donne), mentre altri 6.000 rischieranno di perdere il posto di lavoro per effetto della riduzione dei ricavi dei tanti bar e tabaccai di cui sono dipendenti o proprietari». Più in dettaglio, spiega il coordinamento, a rischio chiusura è il 99,4% dei punti di gioco a Roma, con percentuali simili anche a Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. Secondo le stime saranno persi 6.500 posti di lavoro negli esercizi specializzati, e altri 6.000 lavoratori in quelli generalisti come bar e tabacchi. Le associazioni degli operatori ribadiscono che un simile scenario porterebbe all'«azzeramento della filiera legale», con la marginalizzazione dei giocatori «nelle estreme periferie» e «la riemersione dell'offerta di gioco illegale». Il comparto propone invece soluzioni alternative. «In questi mesi abbiamo lavorato a una proposta organica di riforma, che aumenti la sicurezza della popolazione e dia certezze occupazionali. Una riforma basata su tre punti chiave - conclude la nota - tutela della legalità, formazione degli operatori, qualificazione dei luoghi di gioco e distribuzione equilibrata dell'offerta. Le nostre proposte sono state presentante pubblicamente da tempo e riprendono le migliori esperienze applicate anche in altre regioni italiane».
RED/Agipro

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