Attualità e Politica
16/02/2026 | 12:06
16/02/2026 | 12:06
ROMA - La Corte di Cassazione conferma la condanna a tre anni di reclusione e a 11mila euro di multa per il titolare di un punto vendita di ricariche (Pvr) online a Racalmuto, in provincia di Agrigento. La Suprema Corte ha confermato la sentenza del 2022 del Tribunale di Agrigento che aveva condannato il titolare per aver organizzato scommesse senza possedere la concessione dell’Agenzia delle Dogane né l’autorizzazione di Pubblica Sicurezza, violando l’articolo 4 della legge n. 401 del 1989 (esercizio abusivo di attività di gioco e di scommesse).
Dalla sentenza emerge che nella sala fosse effettivamente svolta una vera e propria attività di intermediazione delle scommesse: “Erano pagate le vincite e messo a disposizione dei clienti un conto-gioco, le cui credenziali in possesso dell'imputato erano state da quest'ultimo messe a disposizione di un dipendente deputato a svolgere le materiali operazioni di gioco”, scrivono i giudici. La Suprema Corte ha sottolineato vari elementi a sostegno della colpevolezza, tra cui l’esito delle perquisizioni e dei sequestri, le dichiarazioni del dipendente che confermavano le disposizioni ricevute dal titolare, il fatto che quest’ultimo fosse titolare anche del contratto di locazione dell’immobile e il ritrovamento di 1.730 euro in contanti nella cassetta di sicurezza sotto la sua scrivania.
Il titolare aveva presentato ricorso alla Corte d’Appello di Palermo, sostenendo che “il giudizio di colpevolezza fosse viziato e che la motivazione della sentenza fosse insufficiente”, ma la Corte ha invece sottolineato che il “percorso argomentativo” del Tribunale di Agrigento fosse “completo e coerente”. La Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso, ribadendo che sia il Tribunale di Agrigento sia la Corte d’Appello di Palermo avevano già esaminato tutte le prove in modo accurato e dettagliato.
La Cassazione ha inoltre chiarito che la valutazione dei giudici di merito circa la “gravità del fatto, la personalità del reo e il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti costituisce esercizio del potere discrezionale del giudice, e non può essere modificata in sede di legittimità se correttamente motivata”.
FRP/Agipro
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