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Ultimo aggiornamento il 14/11/2019 alle ore 20:44

Attualità e Politica

05/09/2019 | 14:38

Gioco in Piemonte, Astro: “I dati dimostrano che il calo è apparente, la legge regionale ha solo spostato la domanda”

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ROMA - Calo del gioco? No, semmai un puro e semplice spostamento dagli apparecchi ad altre modalità. Questa, a giudizio di Astro, la reale situazione del Piemonte, a quasi due anni dall'entrata in vigore della legge regionale, che ha di fatto tagliato, attraverso lo strumento del distanziometro esteso anche agli esercizi esistenti, gran parte delle slot sul territorio. «Nell’andamento generalmente stabile registrato dal gioco pubblico nel 2018 a livello nazionale, emerge un netto crollo degli apparecchi da intrattenimento in Piemonte», spiega Isabella Rusciano, all'interno di una nota dell'associazione di gestori. Nella regione, secondo i dati contenuti nel Libro Blu dei Monopoli, i congegni awp sono passati da 25.703 a 13.451 (-47,7%), gli esercizi che li ospitano al loro interno da 4.866 a 1.866 (-61,7%) mentre le vlt, non interessate in prima battuta dalle restrizioni della legge regionale, sono passate da 4.186 a 4.531 (+8,2%) e le sale dedicate da 394 a 422 (+7,1%). Logico e conseguente il calo della spesa: a fronte di una flessione del giocato (-12,2%), la spesa nel 2018 è scesa del 21,6% rispetto all’anno precedente, passando da 712 a 558 milioni. 

Il dato che va tenuto in considerazione, avverte la Rusciano, è però un altro: a fronte di una riduzione del mercato slot, si evidenzia «un forte incremento di spesa per le altre offerte di gioco: aumentano le scommesse virtuali (+25%, 15 milioni), lotterie e gratta&vinci (+13,6% a 167 milioni); in crescita anche le scommesse sportive (+9,8%, 45 milioni), Superenalotto e Win for Life (+4%, 52 milioni) e lotto (+2,7%, 153 milioni)». Segno evidente «che i provvedimenti restrittivi adottati in Piemonte non hanno portato ad una diminuzione del gioco, ma soltanto a uno spostamento della domanda». Non solo: «Nel dato complessivo non è inclusa la spesa dei giocatori che si sono spostati verso le zone transfrontaliere (Francia, ma anche regioni confinanti come Liguria e Lombardia) o che hanno scelto forme di gioco illegale, il cui rinvigorimento è attestato dalle numerose operazioni condotte dalle forze dell’ordine sul territorio regionale». Alla luce tutto questo, «è chiaro il fallimento della legge regionale del Piemonte e dei divieti imposti dalla stessa al gioco legale: sino ad oggi la Regione Piemonte ha adottato politiche volte alla cancellazione delle aziende di gioco senza, però, far registrare risultati positivi in termini di contrasto al gioco patologico, che doveva essere l’obiettivo cardine della legge regionale». La speranza è che la nuova Giunta regionale Cirio «si ponga su una linea di discontinuità rispetto alla precedente e, recependo l’inefficacia degli strumenti adottati sino ad oggi, si preoccupi di porre in essere ed attuare efficacemente quella parte dell’impianto normativo che si occupa di prevenzione e contrasto alle problematiche legate al gioco contemperando, al tempo stesso, le esigenze di tutela dell’occupazione e dell’imprenditoria legata al settore».
RED/Agipro

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