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Ultimo aggiornamento il 28/11/2020 alle ore 22:52

Attualità e Politica

02/11/2020 | 12:55

Operazione "Scarface" su maghi e imbonitori tv: riciclaggio e associazione a delinquere, 21 indagati dal Tribunale di Brescia

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operazione scarface

ROMA - Sono 21 le persone raggiunte dalla misura cautelare emessa dal gip presso del Tribunale di Brescia, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nell'ambito dell'operazione "Scarface" condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Brescia. Si tratta di otto provvedimenti in carcere, sei arresti domiciliari, cinque obbligo di dimora e la sospensioni della funziona pubblica nei confronti di due appartenenti alle forze dell'ordine. Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al «trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici ed emissione di fatture per operazioni inesistenti», con l'aggravante (per alcuni) di aver tenuto la condotta «al fine di agevolare l'attività delle associazioni mafiose».

L'operazione è scattata questa mattina nelle province di Brescia, Bergamo, Torino, Cremona, Asti, Imperia, Savona e Sassari. Sempre secondo quanto riferito dai carabinieri, l'indagine è stata avviata nell'agosto 2017 e «ha accertato che al vertice dell'organizzazione c'era l'imprenditore pregiudicato Francesco Mura, residente nel bresciano, che, insieme con altri sodali, tra i quali alcuni già noti e pregiudicati, mediante proprie imprese televisive operanti in ambito locale e nazionale attraverso trasmissioni per le previsioni delle estrazioni del lotto, fungeva da collettore di ingenti risorse economiche, frutto anche di attività illecite, che provvedeva a riciclare attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, reimmettendole nel tessuto economico legale».


Tale sistema, «garantendo l'evasione fiscale e la disponibilità di somme contanti sottratte al fisco, favoriva oltre che lo stesso soggetto, anche esponenti di spicco della 'ndrina Barbaro-Papalia di Buccinasco (Milano), rispetto alla quale, pur non risultando affiliato, può considerarsi contiguo (da qui la contestazione dell'aggravante di agevolare l'attività delle associazioni mafiose)» ha continuato l'Arma, sottolineando che Mura «si avvaleva di un complesso reticolo di sodali, da lui coordinati, per generare e accantonare denaro contante, difficilmente tracciabile, ricavato principalmente da una serie d'illeciti di natura fiscale, quali contabilizzazione di spese per servizi inesistenti, nonché sfruttando fenomeni di evasione fiscale attuati attraverso dichiarazioni fraudolente».

I programmi televisivi, in particolare, fungevano da collettori per la raccolta di importanti somme di denaro, poi riciclate con un sistema di società cartiere, pronte a fatturare servizi inesistenti o comunque sopravvalutati, consentendo così non solo di ripulire i soldi ma anche di evadere il fisco e reinvestire poi i guadagni in speculazioni immobiliari. La rete di società costruita dall’imprenditore negli ambienti televisivi, spiegano ancora i carabinieri, operava usando un apparato logistico e diversi lavoratori, con la registrazione quotidiana e messa in onda sui canali tv delle trasmissioni per la previsione dei numeri del lotto, a ognuna delle quali veniva assegnata un numero di telefono cosiddetto “premium”, o “a valore aggiunto”. Gli effettivi utili aziendali derivavano quasi esclusivamente dal volume di telefonate ricevute su questi recapiti e si ritiene venissero poi impiegati per effettuare pagamenti verso le società satellite fittizie, intestate a presunti prestanome, per la fornitura di servizi inesistenti o comunque per prestazioni ampiamente sovrastimate. Le somme, una volta versate alle società cartiere venivano da queste frazionate e accreditate su numerose carte prepagate - fittiziamente intestate a terze persone - dalle quali veniva prelevata l’intera somma il giorno stesso dell’accredito, o in quelli immediatamente successivi. 


Attraverso alcune tabaccherie compiacenti è stata poi accertata un’ulteriore tecnica di autoriciclaggio. In questo caso le giocate vincenti dei privati cittadini venivano “acquistate” dal gestore della tabaccheria e pagate con denaro contante, derivante proprio da quel fondo nero continuamente alimentato con le chiamate ai numeri “a valore aggiunto” dei cittadini alle società televisive per la previsione dei numeri del lotto. Le intercettazioni hanno documentato l’ampio ricorso a questo sistema, largamente diffuso e ben collaudato nei contesti di criminalità organizzata per il riciclaggio di denaro contante di provenienza illecita. Consiste nel recuperare - tramite esercenti compiacenti - tagliandi e/o ricevute delle vincite di gioco, per poi intestarli alle persone che hanno bisogno di far emergere e di reimmettere nel tessuto economico legale le somme di denaro contante di cui dispongono e delle quali, diversamente, non saprebbero giustificare la disponibilità. Con queste modalità, fra il 1° gennaio 2014 e il mese di marzo 2019 – data in cui si sono concluse le verifiche contabili e fiscali, il capo dell’organizzazione è riuscito a dimostrare falsi profitti per circa 500mila Euro.

RED/Agipro

 

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