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Ultimo aggiornamento il 26/11/2020 alle ore 10:11

Attualità e Politica

28/10/2020 | 15:59

Coronavirus, Stoppani (Fipe): “Bene il Decreto Ristori ma soldi subito altrimenti si rischia grosso”

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ROMA – «Il Decreto Ristori approvato dal Governo è un primo importante segnale che va apprezzato ma se le risorse promesse non arriveranno sui conti correnti degli imprenditori entro i primi giorni di novembre, il Paese perderà una componente essenziale dell'agroalimentare e dell'offerta turistica che da sempre ci rendono unici al mondo». Sono queste parole di Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe Confcommercio, al termine della manifestazione odierna che ha visto la partecipazione di oltre 10mila persone in 24 piazze italiane. 

La manifestazione è stata organizzata dalla Fipe Confcommercio dopo il Dpcm che ha stabilito fino al 24 novembre la chiusura anticipata di bar e ristoranti e la sospensione di banchetti e intrattenimenti. Imprenditrici e imprenditori, scrive la Fipe, «hanno simbolicamente apparecchiato per terra, disponendo oltre 1000 coperti rovesciati a ricordare alla politica lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell'ultimo decreto». Una manifestazione senza bandiere e colori come viene sottolineato: «Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore». 

Stoppani sottolinea come gli esercenti chiedano solo la possibilità di riprendere le loro attività: «Oggi ci viene chiesto di sospendere la nostra attività per senso di responsabilità e per contribuire a ridurre l'impennata dei contagi. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, pur sapendo che i nostri locali sono sicuri. Lo sappiamo perché lo dicono i dati e lo sappiamo perché nei mesi scorsi abbiamo investito tempo, risorse ed energie per renderli sicuri. Non siamo untori e rivendichiamo il diritto di lavorare».

RED/Agipro

 

 

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