Attualità e Politica
12/10/2023 | 16:45
12/10/2023 | 16:45
ROMA - Il caso del giocatore della Juventus Nicolò Fagioli – sorpreso dalla Procura di Torino a scommettere su siti non autorizzati - è solo la punta dell’iceberg. Il mercato illegale del gioco online vale - secondo le stime dell’industria italiana regolata - almeno 18,5 miliardi di euro all’anno, malgrado le azioni e i controlli del Mef e i blitz delle procure di mezza Italia. Un nemico invisibile, difficile da individuare e totalmente sconosciuto al fisco. La battaglia si combatte con tutti i mezzi. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) sta inibendo l’accesso, dal suolo italiano, a 9.828 siti di gioco, oltre 400 in più dello scorso anno. Analizzando i motivi per cui si sceglie una piattaforma illegale per scommettere, gli esperti del settore spiegano ad Agipronews che il “black market” è sempre e soltanto anonimo (sui siti offshore le giocate non sono tracciate da Sogei né sono segnalate alle autorità antiriciclaggio), con la possibilità di incassare “cash” le vincite attraverso i promotori sparsi sul territorio. I luoghi in cui si raccoglie questa valanga di denaro sono stati per anni veri e propri “porti franchi” per i giocatori, con transazioni in contanti alla faccia di tutte le normative nazionali ed internazionali – vecchie e nuove - sul riciclaggio. Le cose stanno però cambiando. Inseguiti dagli investigatori, tracciati dalle banche e controllati dall’Agenzia delle Dogane, i “signori” dell’illegale si stanno sempre più affidando alla tecnologia: stop a locali costosi e troppo vistosi, basta con il “sottobanco” nei luoghi autorizzati e con i computer nascosti nei bar, ora è il momento degli smartphone e degli iPad, gestiti in prima persona da personaggi legati al crimine. La “scommessa telefonica” attraverso whastapp, telegram o altri sistemi ancora più sicuri, è ormai il must per chi organizza le puntate e per chi le raccoglie. Sempre rigorosamente in contanti, si intende, in cambio di una cospicua commissione sull’incasso.
Non mancano – nel ventaglio degli strumenti a disposizione del “dark gaming” - gli strumenti più “tradizionali”, come i siti non autorizzati. Le pagine del “Chi siamo” o dei “Contatti” di tutte le realtà offshore sono però spesso “blank” (vuoti) o con informazioni troppo generiche per poter essere utili agli utenti. La tutela del giocatore – in caso di controversia su un’eventuale vincita - è di fatto inesistente, in quanto l’unico riferimento risulta essere la società titolare della licenza, magari con sede in un paese dei Caraibi a bassa tassazione e senza troppi controlli delle autorità. Tutto il contrario del sistema legale in vigore in Italia, che prevede una lunghissima serie di adempimenti a carico degli operatori autorizzati e una serie di garanzie – normative e finanziarie - per tutelare giocatori e fisco. Una situazione critica, di cui si sono accorti anche gli italiani: secondo una ricerca di Noto Sondaggi su un campione di 1000 individui, il 17% degli intervistati ha indicato di conoscere almeno una persona che gioca o ha giocato su siti online non autorizzati, mentre il 40% ritiene che il gaming illegale sia aumentato soprattutto online. Tra le motivazioni della crescita del fenomeno, Noto Sondaggi ha rilevato nel 62% dei casi la possibilità di riscuotere vincite non tassate, mentre il 61% degli intervistati sottolinea l’assenza di effettivi controlli. Il 72% degli italiani, infine, richiede una maggiore azione di contrasto da parte dello Stato con leggi e interventi ad hoc.
NT/Agipro
Foto credits Fanny Schertzer CC BY-SA 3.0
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