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Ultimo aggiornamento il 23/09/2020 alle ore 19:01

Attualità e Politica

12/08/2020 | 14:35

Ippica tra Coni e Mipaaf, Ughi (Obiettivo 2016): “Serve un dibattito interno, ma per il settore sarebbe un'occasione straordinaria”

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ROMA - L'emendamento al DL semplificazioni è stato dichiarato inammissibile proprio oggi, ma il progetto di riforma rimane, e fa discutere. Secondo i senatori di Italia Viva, Grimani e Vono, l'ippica dovrebbe essere trasferita in ambito Coni per tutto ciò che riguarda la parte agonistica (ivi compresa l'attività degli ippodromi), mentre rimarrebbero al Mipaaf gli aspetti puramente agricoli (allevamento, ecc.). Una bipartizione contro la quale si sono subito pronunciate le associazioni di settore, ma che trova adesioni importanti. Una è senz'altro quella di Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016 e storico punto di riferimento per le vicende ippiche. «L'unico punto debole di questo emendamento era nella eccessiva rapidità dei tempi di esecuzione. Il trasferimento era previsto entro la fine del 2020, ma in un percorso così rapido si possono fare degli errori. Per passare sotto l'egida del Coni bisogna prima costituire una federazione, mettere a punto uno statuto e altri aspetti regolamentari. Non si può fare in pochi mesi. E poi, se le critiche delle associazioni vertono sulla mancanza di un dibattito nel settore, allora le condivido, perché prima di varare una riforma il dibattito è necessario».

Per la verità, le associazioni oltre al metodo hanno contestato il merito...

«Qui non sono d'accordo, perché la bipartizione del settore ippico è a mio avviso precisamente la cosa da fare. L'ippica ha tre fasi: allevamento, allenamento e corsa. La prima rimarrebbe nell'orbita ministeriale, le altre due passerebbero al Coni».

Quali sarebbero i vantaggi in un assetto del genere?

«I vantaggi sono enormi. Intanto, l'ippica organizzata in una federazione sportiva avrebbe rispetto a oggi maggiore libertà di movimento e potrebbe farsi le sue regole, che il Coni dovrebbe soltanto avallare o meno. Il settore avrebbe un'attività di tipo privatistico e le risorse potrebbero essere distribuite in modo più logico. Facciamo l'esempio dei premi: oggi vengono pagati con sette-otto mesi di ritardo, una federazione potrebbe pagarli in quindici giorni».

In questa ottica, quindi, le corse ippiche dovrebbero essere considerate attività sportive, in tutto e per tutto.

«Per ritornare competitivo, il settore ha assolutamente bisogno di essere riconosciuto come sport. In questo modo, si formerebbe un circuito professionisti e uno dilettanti, il che vuol dire che si potrà pensare anche a un vero settore giovanile, con la possibilità per i guidatori di divenire istruttori ed essere remunerati come tali».

Nel progetto di riforma entrano anche gli ippodromi: in che modo beneficerebbero del trasferimento al Coni?

«Per gli impianti sarebbe una straordinaria occasione perché avrebbero la possibilità di accedere al credito sportivo. Questo vuol dire che tutti gli impianti che devono migliorare la loro qualità potrebbero farlo a condizioni molto vantaggiose».

Quanto alla parte agricola? 

«È chiaro che tutto ciò che riguarda l'allevamento debba continuare a far capo al Ministero dell'Agricoltura, dal quale deve essere tutelato e promosso. Per questo dico che quell'emendamento, che separa nettamente le competenze sportive da quelle agricole, è una straordinaria occasione su cui continuare a lavorare».

MF/Agipro

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